Psicologo Psicoterapeuta a Roma - Studio in Piazza Bologna, Roma (RM)

Attacchi di panico senza motivo: se la rabbia trattenuta diventa un sintomo

Dott.ssa Ilaria Cerbo

Cosa leggerai in questo articolo

Capita di frequente che chi vive attacchi di panico improvvisi li descriva come un fulmine a ciel sereno: “Stavo bene, poi all’improvviso il cuore ha iniziato a correre, mi è mancato il fiato… mi sembrava di morire!”. La percezione è quella di un attacco di panico senza motivo, una crisi arrivata in un momento qualunque: al lavoro, in macchina, durante una conversazione. E, per questo, ancora più spaventosa.

Sappiamo dalla pratica clinica che, dietro molti di questi episodi, ciò che sembra immotivato spesso trova un’origine precisa. Può trattarsi di emozioni intense non riconosciute come tali. Tra queste, la rabbia è la più frequente: una rabbia trattenuta, educata, resa silenziosa, o non ascoltata e compresa in quanto tale.

Come psicologa e psicoterapeuta a Roma, incontro frequentemente persone che, proprio perché molto abituate a “soprassedere” sulla propria rabbia, possono non rendersi conto della sua presenza e, di conseguenza, provare spavento di fronte alle forti sensazioni che essa suscita loro malgrado. Da qui, gli attacchi di panico.

Perché mi vengono attacchi di panico senza motivo?

La sensazione soggettiva è spesso autentica: l’attacco arriva in un momento qualsiasi. Ma il corpo non reagisce mai “senza motivo”: in questo caso, reagisce a un’emozione che non riesce a passare per la mente, ma che viene comunque percepita ed espressa dal corpo.

Quando questa emozione è la rabbia, il corpo reagisce in modo coerente: attivandosi in modo intenso per contrastare una minaccia – reale o percepita.

È possibile che sia la rabbia a scatenare l’attacco di panico?

Sì, molto più spesso di quanto si pensi.

La rabbia non riconosciuta che può portare a un attacco di panico non si manifesta come aggressività, ma come:

  • aumento della tensione muscolare
  • senso di irritabilità crescente
  • aumento del battito cardiaco
  • aumento della frequenza respiratoria
  • capogiri
  • aumento della sudorazione o tremori

Sono in molti a faticare a riconoscere la propria rabbia. In tanti hanno imparato da tempo a contenerla, per far fronte a contesti relazionali caratterizzati da conflittualità frequente o da una “condanna morale” nei confronti della rabbia stessa.

La rabbia viene così trattenuta e misconosciuta, nel tentativo di non creare problemi, di non risultare eccessivi, di non perdere il controllo o il legame con qualcuno.

Come si collegano panico e rabbia trattenuta

Il meccanismo del trattenere

Chi soffre di attacchi panico mette in atto quella che in Psicoterapia Breve Strategica si definisce una tentata soluzione ben precisa: trattenere per mantenere il controllo.

Trattenere ciò che dà fastidio. Trattenere ciò che irrita. Trattenere ciò che ferisce.

Soprattutto, trattenere e provare a controllare le sensazioni psicofisiologiche che sembrano arrivare senza una causa e che, di conseguenza, vengono percepite come minacciose, segnale di un pericolo imminente per il corpo e per la propria incolumità.

Da questo “malinteso”, si genera l’attacco di panico: più tento di controllare la mia fisiologia (il battito, il respiro, il tremore, la tensione, l’equilibrio…), più la altero e la esaspero. Più provo a controllare, più perdo il controllo.

Come capire se dietro il panico c’è rabbia non riconosciuta

Segnali possibili:

  • difficoltà a dire no
  • tollerare oltre la propria soglia
  • evitare conflitti anche quando sarebbe preferibile affrontarli
  • sentirsi in colpa quando ci si afferma
  • accumulare tante piccole irritazioni quotidiane
  • sentirsi improvvisamente svuotati o “tesi senza motivo”.

Molte persone pacate e compiacenti non si accorgono della rabbia proprio perché la loro identità è costruita sull’evitare di “disturbare”.

Perché alcune persone non sentono mai la propria rabbia

Le ragioni più frequenti:

Persone cresciute in contesti dove la compiacenza era un valore imprescindibile imparano presto a mettere a tacere ogni moto di irritazione. Si abituano a temere il conflitto o a vivere nell’idea che manifestare dissenso possa compromettere una relazione importante, sviluppando una sorta di riflesso automatico interno: contenere, minimizzare, sorvolare. Per timore di perdere l’approvazione degli altri, ci si convince che essere immancabilmente “forti e gentili” sia l’unico modo per sentirsi al sicuro e alcune emozioni – tra cui la rabbia – sono considerate troppo pericolose per essere espresse.

Così, lentamente, la rabbia scompare dal loro orizzonte psicologico, non è una possibilità contemplata, anche quando ciò che accade all’esterno giustificherebbe il suo manifestarsi. Se scompare dalla coscienza, non scompare però dal corpo, che continua a registrarla e a reagire al suo accumularsi.

Come interrompere il ciclo sensazioni intense → controllo → panico

Riconoscere la soglia

Significa accorgersi dei momenti in cui l’emozione tenta di emergere: irritazione, fastidio, ingiustizia percepita. Imparare a ridare un nome alle proprie emozioni e un significato alle proprie reazioni corporee è il viatico per uscire definitivamente dalla sofferenza causata dagli attacchi di panico.

Quando è utile la psicoterapia

La psicoterapia breve strategica aiuta a:

  • interrompere i meccanismi che generano il panico, risolvendo gli attacchi di panico
  • riconnettere la persona alla propria esperienza emotiva reale collegata al sintomo
  • costruire nuovi modi di comunicare limiti e bisogni

Nel mio lavoro di psicoterapeuta a Roma, questo approccio mostra grande efficacia nel risolvere gli attacchi di panico.

Conclusione

La domanda non è: “Perché ho un attacco di panico senza motivo?”.

Ma potrebbe essere: “Quale parte di me mi rifiuto di ascoltare sistematicamente?”.

Quando la rabbia non può parlare, il corpo la esprime al posto nostro. Riconoscerlo non significa cambiare personalità e rinunciare alla moderazione, ma recuperare una funzione psicologica fondamentale: l’autoregolazione emotiva.

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